VII Cammino di Fraternità

 

Le confraternite, in ogni loro membro, sono discepole e missionarie di Gesù e della sua parola, con la testimonianza e l’esempio quotidiani di carità cristiana. E’ stato questo il motivo di fondo della giornata dell’ottavo cammino interregionale di fraternità, svoltosi a sulmona il 29 giugno scorso, festa solenne dei santi Pietro e Paolo. Una giornata intensa che ha visto protagonisti una sessantina di sodalizi, un migliaio di persone, provenienti da diverse regioni dell’Italia centromeridionale, non solo Abruzzo e Molise ma anche Puglia, Campania, Marche.

Il convegno tenuto nella chiesa della SS.Annunziata, è stato ispirato proprio al tema delle confraternite chiamate al discepolato e alla missionarietà. Preceduto dal vescovo di Sulmona-Valva, Angelo Spina, dal presidente nazionale della confederazione delle confraternite, Francesco Antonetti, da Augusto Sardellone, presidente della confederazione abruzzo-molise e vice presidente nazionale, dall’assistente della confederazione interregionale e da don Davide Spinelli, è stato monsignor Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e assistente ecclesiastico a tenere la relazione su discepolato e missionarietà.

 

“Per essere discepoli di Gesù bisogna mettere Dio in primo piano e annunciare Gesù presente nella storia dell’uomo” ha spiegato monsignor Parmeggiani. “Tutto il resto è relativizzato, davanti all’assoluto che è Dio – ha proseguito il vescovo di Tivoli – relativizzare il resto non significa togliere valore a tutte le altre cose di questo mondo ma volgerle al bene, guardando alla presenza di Dio nella nostra storia personale e nella storia degli uomini”. (int. Parmeggiani)

“Nella chiamata dei discepoli Gesù esercita una grande forza di attrazione – ha ripreso il presule – è il passaggio di Gesù a cambiare tutto, cambia la vita di Pietro, Andrea ed altri poveri pescatori, che chiamati lasciano tutto, lasciano le reti, lasciano la barca, lasciano la famiglia per seguire il messia”. La chiesa missionaria è poi chiesa capace di attrarre, con la stessa forza di Gesù. “La chiamata è personale – ha continuato monsignor Parmeggiani – Gesù ci chiede una risposta, fatta di impegno, di testimonianza, di fratellanza verso il prossimo, di compassione e condivisione verso gli altri, soprattutto i più deboli e fragili, i più piccoli e poveri, i bisognosi nel corpo e nello spirito”. La missionarietà del cristiano significa uscire, la chiesa in uscita, come ama ripetere papa Francesco, che si fa prossimo e va incontro ai fratelli più bisognosi, nelle periferie, fisiche e morali, laddove c’è solitudine, emarginazione, sofferenza, necessità. “Essere discepoli e missionari significa anche operare secondo gratuità – ha ricordato il vescovo – come dice il Vangelo, gratuitamente avete avuto, gratuitamente date, non che i mezzi materiali non servano, certo che servono ma devono servire l’uomo, non asservirlo, non attaccarvi il cuore ed usarli a fin di bene, per noi e per gli altri”. Ed infine monsignor Parmeggiani ha esortato i confratelli e le consorelle ad essere uomini e donne di carità verso il prossimo e portatori ovunque di pace, uomini e donne appassionati di riconciliazione e misericordia verso i fratelli. (int. Antonetti). Il vescovo di Sulmona ha ricordato poi l’importanza della scelta del capoluogo peligno come sede dell’incontro tra le confraternite. Una città ricca di tradizioni e di uomini di fede, come Celestino V, che sul Morrone visse la sua lunga esperienza di eremita, suor Barbara Micarelli, fondatrice delle suore francescane missionarie di Gesù Bambino, Giuseppe Capograssi, filosofo e giurista cattolico. Nell’omelia, pronunciata nella celebrazione eucaristica del pomeriggio, nella basilica cattedrale di S.Panfilo, il vescovo, ricordando le figure dei santi Pietro e Paolo, ha citato l’esortazione evangelii gaudium di papa Francesco. 

La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”.(EG,1)

E poi ha proseguito ricordando l’incontro del papa con le confraternite nel maggio dell’anno scorso, in piazza San Pietro, in occasione della giornata mondiale dei sodalizi laicali.

Nei secoli, le Confraternite sono state fucine di santità di tanta gente che ha vissuto con semplicità un rapporto intenso con il Signore. Camminate con decisione verso la santità; non accontentatevi di una vita cristiana mediocre, ma la vostra appartenenza sia di stimolo, anzitutto per voi ad amare di più Gesù Cristo…Cari fratelli la Chiesa vi vuole bene! Siate una presenza attiva nella comunità come cellule vive, pietre viventi…Voi avete una missione specifica e importante, che è quella di tenere vivo il rapporto tra la fede e le culture dei popoli a cui appartenete, e lo fate attraverso la pietà popolare…Le vostre iniziative siano dei “ponti”, delle vie per portare a Cristo, per camminare con Lui. E in questo spirito siate sempre attenti alla carità…Non dimenticate: evangelicità, ecclesialità, missionarietà”.

E proprio evangelicità, quindi l’annuncio, ecclesialità, adesione al magistero della chiesa e missionarietà, non restare chiusi in se stessi ma andare verso gli altri per testimoniare Cristo, ha concluso il vescovo, sono i cardini su cui deve poggiare la vita delle confraternite e la condotta di confratelli e consorelle.

Le vostre Confraternite in terre che sono state per secoli fucine di santità, devono dunque proseguire la loro opera evangelizzatrice e rinnovare se stesse con un ascolto sempre più attento alla Parola di Dio, una vita ecclesiale autentica e fondata sull’Eucaristia ma tutto per evangelizzare un mondo che oggi più che mai ha bisogno di missionari del quotidiano.


Ha concluso il vescovo. Poi la processione, lungo le vie del centro storico, ha animato la conclusione della giornata. Un momento di cammino vero ma anche di cammino di preghiera, meditazione e riflessione. Momento non di esibizione ma per vivere ancora insieme il finale di una giornata intensa. Ognuno con i suoi abiti tradizionali, le sue insegne, i suoi fregi, ha camminato seguendo la grande Croce, portata dai trinitari sulmonesi. Ognuno pronto a proporre in una parola la propria storia e tradizione ma soprattutto pronto a restituire un senso pieno a quella storia  e tradizione, senza chiuderla in una custodia asfittica. L’urna con le reliquie di San Panfilo, patrono della città di sulmona e della diocesi, ha chiuso la processione, ponendo il sigillo ad una giornata di incontro che incoraggia le confraternite a rinnovarsi sempre più come autentici luoghi di aggregazione e formazione cristiana, dispensatrici di carità e fraternità, per testimoniare, in concreto, Cristo.