La Chiesa – Gli interventi Conservativi

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L’altare Maggiore

 La chiesa della SS. Trinità si presenta come la risultante di una travagliata vicenda architettonica segnata dalla perdita di una porzione significativa dello spazio pertinente al sacro edificio, dalle profonde manomissioni effettuate nella zona presbiteriale privata dell’altare ottocentesco e, infine, dalla sovrapposizione su tutto l’interno, riccamente decorato, di una tinta piatta ed uniforme. Malgrado i guasti dovuti al tempo e all’azione dell’uomo, gli interventi conservativi da poco conclusi hanno avuto il merito di recuperare, per quanto possibile, l’equilibrata atmosfera di un ambiente costituito da elementi decorativi in pietra, legno, stucco e tempera di estrema gradevolezza ed eleganza.
Gli autori di questo insieme, dal pittore Crescenzo Pizzala al fine intagliatore Ferdinando Mosca e allo scultore Giacomo Colombo, si rivelano personalità di notevole livello artistico che seppero distinguersi e caratterizzare la loro produzione con una interpretazione originale del linguaggio barocco e rococò. Essi, pur operando in campi diversi, si sono indirizzati verso la realizzazione di un armonioso rivestimento della struttura architettonica volto ad ottenere effetti di levità decorativa e di luminosità, che è possibile oggi tornare ad apprezzare, dopo l’attento e paziente recupero portato a termine. Si è cercato di arrestare o limitare i processi di deterioramento, ridare solidità ai diversi materiali costitutivi, restituire alla giusta lettura, quanto più vicina alla originaria, le scene dipinte e adottare le opportune misure per la futura migliore conservazione delle opere, proteggendole dagli agenti di degrado.
Gli interventi, pur tendendo a restituire funzionalità ai singoli manufatti, non hanno minimamente intaccato le caratteristiche peculiari degli stessi, uniformandosi pienamente ai correnti criteri di restauro e alle più aggiornate metodologie di lavoro.
Fino ad un recente passato, come ci insegnano anche le tormentate sorti della nostra chiesa, restaurare era sinonimo di ripristinare, rinnovare e rifare, senza rispetto alcuno per l’autenticità dell’originale. Oggi la concezione del restauro è mutata: si interviene in modo riconoscibile e reversibile per conservare e trasmettere integralmente alle generazioni future le opere d’arte a noi pervenute, seguendo indirizzi rigorosamente scientific
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Mi piace sottolineare come i lavori si siano svolti nella chiarezza degli obiettivi appena menzionati e nello spirito della più ampia collaborazione tra tutte le forze attivatesi ai fini della valorizzazione del sacro edificio.

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Il Portale

Pur non mancando la necessaria dialettica, si è stabilito un concorso di azione tra la Confraternita, la DDLL, i restauratori e la Soprintendenza nell’intento comune di recuperare piccoli ma significativi momenti della storia artistica della nostra città.
Nello specifico, per quanto attiene alle decorazioni in stucco, le diverse mani di tinteggiatura coperte da uno spesso strato di nerofumo, nonché gli ingenti guasti dovuti all’umidità avevano completamente alterato i rapporti cromatici ed annullato l’unità decorativa che caratterizzava l’ambiente. Con l’intervento effettuato si è riusciti a mettere di nuovo in luce la funzione plastica e coloristica degli stucchi, evidenziata ancor più dalla doratura recuperata. Un lavoro paziente e meticoloso consistito nel descialbo delle superfici mediante l’utilizzo di un blando sverniciatore e puntuale finitura a bisturi e nel consolidamento delle parti che mostravano fenomeni di alterazione superficiale, decoesione e polverizzazione.
Sorprendente il risultato del restauro dei dipinti murali che presentavano uno spesso strato di sporco e di vernici ossidate; particolare attenzione è stata riservata alle operazioni di pulitura, tese alla rimozione dei depositi coerenti ed incoerenti, con metodi opportuni individuati sulla base dei test preliminari. Alla fase di fissaggio del colore hanno fatto seguito la stuccatura e la presentazione estetica, nonché la protezione superficiale finale.
I dipinti ad olio su tela versavano in pessimo stato di conservazione, con evidenti slentamenti e deformazioni, cospicue cadute di colore e soprattutto numerose e profonde lacerazioni, che imponevano un urgente ed indifferibile salvataggio. A malaccorti interventi erano da imputare le numerose e pesanti stuccature e le vistose ridipinture. La situazione conservativa era pertanto problematica ed il degrado avanzato ha richiesto di procedere con la massima attenzione alla foderatura e al montaggio su nuovo telaio, seguiti dalla pulitura e dalla reintegrazione pittorica delle lacune interpretabili a rigatino, sì da mostrare da lontano l’effetto di integrità dell’opera ma, al pari tempo, consentire ad una osservazione ravvicinata il riconoscimento delle parti riprese.

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Il Crocifisso Ligneo


Per quanto attiene agli elementi lapidei, le operazioni di rimozione delle diverse mani di tinteggiatura nonché delle stuccature e delle integrazioni in malte cementizie sono state condotte con mezzi meccanici usati con le dovute cautele mentre le nuove stuccature ed integrazioni sono state realizzate con impasti a base di calce ed inerti organici.
Un’attenzione particolare ha meritato la pregevole cantoria in legno intagliato, dipinto e clorato, che apre alle leggiadre movenze del rococò e documenta una fervida attività musicale nella nostra città le cui testimonianze strumentali e foniche, scampate agli effetti nefasti del tempo, non sono riuscite ad arrivare ai nostri giorni, come anche in questo caso, perché oggetto di disastrosi interventi dell’uomo. Fasi salienti del recupero sono state la graduale e controllata eliminazione delle patine alterate che falsavano completamente i valori cromatici originali, il risanamento delle parti deteriorate e il riallineamento delle porzioni deformate, il restauro pittorico condotto in modo tale che le integrazioni risultassero segnalate e percettibili, anche se in maniera molto discreta.
Un accenno, infine, al portone in legno di noce: era evidente l’impoverimento della struttura lignea che necessitava di una corretta opera di risanamento e di protezione dagli agenti atmosferici cui è quotidianamente esposta. Esteso e massiccio l’attacco di insetti xilofagi che avevano sfibrato e reso poco consistente il legno, deformato e canalizzato in diverse zone; evidenti erano le sconnessioni soprattutto in corrispondenza di alcuni elementi delle formelle. Uno strato di depositi di varia natura e di vecchi protettivi deteriorati ricopriva la superficie. Si è reso pertanto indispensabile procedere ad una vasta e capillare disinfestazione, previo smontaggio del manufatto, al risanamento ed a limitate sostituzioni delle porzioni fortemente ammalorate con legno stagionato della stessa essenza. Al consolidamento di tutte le parti hanno fatto seguito le delicate fasi della pulitura, della stuccatura e della protezione finale,
A conclusione mi sia consentito rivolgere all’Arciconfraternita un meritato elogio, ma anche l’esortazione a proseguire l’attività di recupero intrapresa, ricollocando l’altare ottocentesco nella sede originaria.

Anna Colangelo
( SOPRINTENDENZA B.A.A..A.S. PER L’ABRUZZO)

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La Chiesa ad oggi