Il Trittico di Vincenzo DI PRIMIO

trittico

COME UNA PREGHIERA

Esistono legami forti, ancestrali, che lasciano tracce profonde in ognuno di noi e che, pur nel turbinio dell’esistenza, hanno sempre la forza di tornare in superficie intatti e sorprendentemente nuovi. La memoria e l’immaginazione che suscitano i riti della Settimana Santa risvegliano, specialmente nei sulmonesi, quell’apparente sopita appartenenza che invece si risveglia più forte e più radicata che mai, ancor più quanto si è lontani dalla terra natia.

Trittico Chiusp

Ce ne da prova il sentore Vincenzo DI PRIMIO con la sua mirabile e rappresentativa opera sul Venerdì Santo Trinitario.

Ha lavorato di cesello, Vincenzo, come il migliore degli orafi, ma l’ha fatto in punta di pennello. La ricercatezza della corince nella cornice, la scelta dell’insieme cromatico, gli innumerevoli particolari raffinati e leggeri come antichi  e preziosi ostensori, carpiscono in nostro sguardo e, prima ancora, la nostra ammirazione. In alcuni passaggi del “racconto”, che Vincenzo sottopone con la leggerezza del tratto e la potenza della narrazione, la forza evocativa diventa tale da poter sentire anche tutti i suoni che si librano dal silenzio della rappresentazione. Tanto è cupo il dolore della Madrea, che la Morte del Figlio diventa inverosimile: in Lei, nelle sue mani aperte e supplicanti, già lievita la Redenzione che alle sue spalle scende, in lame di luce, scaturite dalla potenza Trinitaria. E niente viene lasciato all’immaginazione della straordinaria abilità di Vincenzo: i particolari della Croce cremisi avviluppata da tralci e pampini, la leggerezza del volo di colomba liberata dagli angeli al chiarore baluginante dei lampioni, il coro composto ed assorto che libera lungo strade affollate ed incredule, il pianto antico del miserere.

Ogni spazio dell’opera ci narra un mistero, il mistero più incomprensibile all’umana ragione poiché è verità rivelata da Dio, il mistero dell’Uomo che sceglie, pur essendo DIO, di farsi simile agli uomini soltanto per redimerli passando attraverso la morte più dura ed umiliante: la morte di croce.

Interno TritticoLa morte è vinta, è già vinta perché dal dolore del Crocefisso emana ed aleggia, per tutti noi, racchiuso dentro il perdono, lo Spirito del Padre. Lo sguardo si perde e si ritrova dentro quest’opera che contiene la storia di un antichissimo sodalizio quale è l’Arciconfraternita della SS. Trinità: un insieme di persone che si vincolano nel tempo e nello spazio per poter proclamare e soprattutto glorificare il Mistero Trinitario; altrasì quest’opera contiene la storia di una città e del suo popolo, ma anche e soprattutto la storia personale di un trinitario che sul mistero divino ha edificato la sua vita e che, del talento donatogli ha fatto cosa buona, e l’ha fatto magistralmente con umiltà, riuscendo appieno ad esprimere la forza della tradizione e della ritualità che non è spettacolarizzazione di un evento ma rappresentazione di una devozione forte, sentita, uguale a se stessa da centinaia di anni.

Vincenzo DI PRIMIO, ha usato le sue mani ma prima ancora il suo cuore per insegnarci, attraverso la sua opera, a riflettere oltre noi stessi, per essere persone migliori.

Vincenzo lascia a tutti noi un segno tangibile di come, anche con il talento si può pregare.

                                                                                                                                                        Beatrice Ricottilli

´

´

ò

ò

ô

ô

1

1

½

½

dav

ˆ

ˆ